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HIGH SIERRA LOOP TRAIL – YOSEMITE

domenica 07 luglio ‘24


Forse ho capito cosa significhi veramente la sigla EE: Escursionismo Extreme! Ma non per dislivello, lunghezza o difficoltà; no, niente di tutto questo: l’estremismo dipende esclusivamente dal caldo! Soffocante, scottante, squagliante e fottutissimo caldo. La Laura ci sguazza, io no: collasso, mi spengo e arranco sull’ultima risalita. E, quel che è peggio, non assaporo il panorama che, anzi, mi risulta indigesto, stomachevole. Osservo l’Half Dome che spicca sull’altopiano come un brufolo gigante e l’unica cosa che mi viene in mente è che Rattle Snake che corre sul suo spigolo appoggiato può andare a quel paese: non ci penso minimamente a infilarmi su quella lavagna di granito e farmi essiccare come un merluzzo norvegese! Mi basta e avanza colare sul sentiero sul lato opposto della valle. - Ho perso un rotolo - dirà poi la Laura, io ho perso la poesia: col cavolo che l’indomani mi becco un’altra sveglia antidiluviana per andare a colare su qualche parete paracarro: per me l’attrezzatura da scalata può starsene ben pressata nel saccone! D’altra parte, come al solito, l’organizzazione preventiva fa acqua da tutte le parti, un po’ perchè, diciamolo, pianificare con anticipo è una cosa che mal sopporto e un po’ perchè tutta questa vacanza è venuta fuori all’ultimo. Così finisce che trovo un simpatico campeggio per il periodo che abbiamo previsto a Yosemite quando siamo già a San Francisco e che questo dista “solo” un’ora abbondante dall’ingresso del parco cui poi è necessario aggiungervene quasi un’altra per arrivare nella famosa valle! Dulcis in fundo, scopriamo quando la frittata è già bella fatta che per accedere al parco dopo le 5 (del mattino) serve un’indispensabile e preziosa prenotazione! Io la spugna a quel punto l’ho già gettata e sono quasi tentato dal prendere l’aereo e tornarmene a casa anche perchè sulla piazzola della tenda il sole martella fin quasi al tramonto e il termometro è implacabile: sotto i 40 gradi non accenna a scendere (poi scopriremo in TV che è scoppiata la bolla di calore: a me invece per poco non sono scoppiate le tempie e qualcos’altro più in basso). La Laura invece no, la spugna se la tiene stretta - Beh ci svegliamo alle 3! - In effetti la cosa ha un certo senso. Quindi alle 3:15 sgusciamo dalla tenda e ci infiliamo in auto. Passiamo sotto il Nose che inizia ad intravedersi qualcosa ma, ovviamente, non abbiamo molto chiaro dove diavolo parti il sentiero. Aspettiamo che rischiari, troviamo il parcheggio che già sembra quello di un centro commerciale all’inizio dei saldi e partiamo per la “wilderness”! Mi viene da ridere: il sentiero (?) è un’autostrada con tanto di asfalto e gradini in sasso da borgo medioevale, come cavolo si può parlare di natura selvaggia? Almeno finchè il sole se ne sta dietro l’orizzonte la temperatura non è così insopportabile e l’umore inizia a girare al meglio. Passiamo di fianco alla cascata Vernal, superiamo il classico e immancabile ciccione sul punto del collasso (poi più avanti sarò io per la legge del contrappasso a rischiare la stessa fine) e quindi continuiamo superando la cascata Nevada. In teoria il giro finirebbe qui scendendo con un anello verso il punto di partenza ma siccome ci sto prendendo gusto (perchè ancora non è arrivato il caldo fotonico) c’ho una delle mie brillanti idee - Perchè non proseguiamo per di qua? - e indico sulla app il sentiero che raggiunge il Glacier Point e poi scende nella valle. La Laura abbocca ma il vero allocco sono io. Riprendiamo a salire (anche se qui sono anni luce lontani dalle nostre pendenze) e poi alla fine arriva: il fottuto, maledetto sole scalda le fornaci e noi iniziamo a squagliare. O meglio: io inizio a sciogliermi, la Laura invece crogiola a suo agio nell’altoforno che nemmeno troppo lentamente prende temperatura. L’ultima risalita da 400 metri è un bagno di sangue e, letteralmente, di sudore. Poi quando arrivo al Glacier Point e trovo il classico turista da viaggio organizzato bello lindo e pulito mentre io sembro arrivare dalla Marathon des Sables, mi casca il mondo addosso (e forse anche qualcos’altro): milioni di gocce di sudore perse per sempre per arrivare in un punto accessibile alle auto! Mi sembra di essere in una scena di Aldo, Giovanni & Giacomo! Noi però dobbiamo anche scendere per un migliaio di metri verso il fondovalle per poi superare circa 5km fino all’auto durante i quali il caldo resta un fastidioso e appiccicoso compagno e io continuo a perdere acqua come fossi un colabrodo.


Cavallo Goloso


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