racconto del dobratsch, gailtal (carinzia)


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DOBRATSCH – GAILTAL

venerdì 03 gennaio ‘14


Tanto per cambiare, lascio tutta l’organizzazione della vacanza alla mia personale agenzia viaggi: lei si occupa di trovare meta, alloggio e pianificare in linea di massima le attività, al sottoscritto non resta quindi che fare da autista e godersi poi la vacanza!

Così questa volta facciamo base nelle vicinanze di un paese il cui nome ha vaghi richiami alle saghe tolkeniane: Hermagor in Carinzia. La casa poi ha un che di stregonesco certo amplificato dalle luci delle candele ma soprattutto dal nome che richiama il suo precedente utilizzo: la scuola del paese! In ogni caso, la sua posizione ci permette comodamente di assecondare i nostri programmi: così, dopo aver scaldato le gambe il primo dell’anno sulle piste locali, aver scampato la prova pattinaggio con grande gioia del mio deretano, arriva finalmente il turno del Dobratsch, la montagna sopra Villach, l’obiettivo caiano d’Austria nonché il primo del 2014!

I cavalli della Punto hanno il loro bel da fare lungo l’infinita strada che sale al parcheggio e poi ogni ambizione di vetta viene lasciata alle nostre gambe lungo la comoda mulattiera che si annoda per il pendio. Lo scenario bucolico, poco consono alle nostre abitudini di rudi caiani, è poi completato dalle variopinte fogge dei numerosi escursionisti e dal cielo azzurro che riveste le montagne, manca solo il fiume di latte e miele e il suonatore di zufolo e saremmo al completo! Ma, come dice il proverbio, è solo la calma prima della tempesta, l’idillio che precede la tragedia; è come quando Ulisse, in vista di Itaca, viene nuovamente rigettato in mare dalla furia dei venti liberati dall’otre di Eolo. Qui invece il dio del turbine sta solo lentamente lavorando: il suo soffio è inizialmente una nota stonata nell’insieme dell’orchestra perfettamente guidata, è quel pizzico di sale di troppo che comunque nell’insieme non rovina la bontà complessiva del piatto. Così saliamo ben coperti senza però immaginare ciò che di lì a poco ci riserverà la giornata. L’orchestra intanto aumenta il ritmo, l’intensità della musica si fa lentamente ma vigorosamente più forte: insomma, Eolo ci sta dando dentro di brutto chiamando a convegno, come se non bastasse, anche un’impenetrabile massa di nuvole tipo nebbia in val padana. Insomma: non si vede più una mazza, l’idillio se l’è data a gambe e gli austriaci continuano imperterriti a salire per lo spallone. Tutta un’altra tempra questi teutonici: imperturbabili ci stanno rifilando una lezione di caianesimo extreme come se nulla fosse! Prendo appunti, registro la lezione ma comunque l’“escursionista milanese della domenica” mi tenta persuadendomi che sia il caso di fare dietro front. Sono debole, succube del peccato dettato da innumerevoli esperienze concluse con un nulla di fatto e allora offro la mela a Micol ma lei ha studiato meglio del sottoscritto: prende schifata il frutto e lo getta nell’abisso. Si continua a procedere sfidando e battendo la tempesta! Anche l’“escursionista milanese della domenica” se la fila e il caianesimo extreme gongola.

Intanto le paline segnavia, unico nostro punto di riferimento, sfilano dietro le code degli sci: 148, 147, 146... Sembra di essere ad una via crucis moltiplicata qualche migliaio di volte!

Poi finalmente come una manifestazione divina, la gigantesca antenna sulla cima buca la coltre di nuvole. Oramai il più è fatto, restano solo da schivare le palle di neve che l’immensa struttura ci spedisce contro ma noi, forti della protezione del caianesimo, superiamo questi ultimi dardi gelati e, finalmente, mettiamo piede al caldo del rifugio. E qui questi rudi caiani austriaci si trasformano in docili pecorelle: dopo aver lottato per la conquista della vetta, aver sfidato gli elementi, combattuto contro la forza della tempesta, si siedono comodamente davanti ad un bicchiere di birra e a un ricco piatto fumante. Micol non vuole essere da meno e così, ancora una volta, riesco a dare libero sfogo al gusto dell’ignoto scegliendo una pietanza di cui ignoro il contenuto: è una cosa più forte di me, non so che farci! E come la pluriennale esperienza insegna, prendo una mezza fregatura: quando infatti il cameriere arriva con una ricca minestra, io e Micol ci guardiamo allibiti mentre il ragazzo pare decisamente convinto lasciandoci con la nostra brodaglia almeno arricchita con dei bei tocchi di carne. Lo sprone per tornare a confrontarci con Eolo ci arriva poi da un bel wurstel e dall’immancabile strudel con crema di vaniglia mentre fuori le nuvole si sono almeno degnate di alzarsi quel tanto che basta per permetterci di godere dell’ampio panorama. Ma dal canto suo, il dio del vento non ha certo mollato la presa e, dopo aver ingerito un intero bancale di Vigorsol, soffia a più non posso tanto da riuscire a trasformarmi in uno sciatore a vela! Solo quando superiamo la lunga schiena di mulo, la sua presa si allenta tanto da permettermi di mostrare agli austriaci come possa un anomalo nano di gesso superare con gli sci un bel pendio crostoso!


Cavallo Goloso


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